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Ecco una traduzione n italiano dell’articolo “The Women Who Built Play Science” di Mia Sundstrom , pubblicato da NIFPlay (National Institute for Play). In italiano i materiali su questi temi sono ancora pochi, per questo porto qui il lavoro di fonti autorevoli. Per l’articolo originale completo: https://nifplay.substack.com/p/the-women-who-built-play-science Le donne che hanno costruito la scienza del gioco Quindici ricercatrici, educatrici, cliniche e innovatrici che hanno dimostrato come il gioco ci aiuti a imparare, creare, connetterci, riprenderci e dare il meglio di noi. Mia Sundstrom | NIFPlay 8 ottobre 2026 Questa è la seconda parte di una serie sui pionieri della scienza del gioco. Questo elenco non vuole essere esaustivo né definitivo rispetto alle tante menti che hanno contribuito a far crescere questo campo campo di ricerca. Buona lettura! Quindici donne in tutto. Più di un secolo di ricerca. La ricerca sul gioco oggi sarebbe molto diversa senza il loro contributo. Ecco…

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Il neuroscienziato Jaak Panksepp racconta come ha scoperto che i ratti ridono e perché il gioco è un istinto del cervello, non un passatempo.

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Infinity Eternity Loop Forever Eternal Concept

Non è il gioco, è come ci entriamo Ci sono momenti in cui stiamo facendo esattamente la stessa cosa di prima e, tuttavia, qualcosa cambia. Non il gesto, non la scena, non le persone coinvolte, ma il tono che attraversa l’esperienza. Il respiro si accorcia, l’attenzione si irrigidisce, il campo che fino a un attimo prima sembrava aperto e abitabile inizia a restringersi. Un gioco, una conversazione, una relazione che scorrevano con una certa fluidità diventano improvvisamente più dure, più opache. Non è accaduto nulla di oggettivamente rilevante, eppure il corpo lo registra con chiarezza: l’aria non è più la stessa. Quando questo accade, tendiamo a cercare la causa in ciò che stiamo facendo. Pensiamo che l’attività non funzioni più, che la situazione sia sbagliata, che il gioco abbia perso senso. Ma spesso il punto non è il contenuto dell’azione, bensì il modo in cui vi siamo entrati. La stessa…

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selective focus photography of three men figurines near lighted light bulb

C’è un luogo che non è né dentro né fuori di noi. Quando parliamo di gioco, di solito pensiamo a un’attività: un fare.Un gesto spontaneo, un momento di svago, qualcosa che “si aggiunge” alla vita seria. Per Donald W. Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, il gioco è prima di tutto un luogo.Un’area psichica specifica in cui diventiamo capaci di stare al mondo. Non un dettaglio marginale dello sviluppo, ma una condizione ontologica: qualcosa che riguarda il modo stesso in cui esistiamo. In questo articolo voglio esplorare quello che Winnicott chiama spazio di transizione, usando anche la rilettura che ne fa Henry Sussman in Playful Intelligence (2014). Winnicott ci invita a immaginare uno spazio che non appartiene del tutto alla fantasia, ma non è ancora la realtà così come la conosciamo. È una terra di mezzo, un luogo sospeso dove qualcosa di nuovo può nascere. Scrive che esiste: “un’area […] concessa…

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Questo articolo si concentra sulla giocosità non come episodio isolato, ma come una qualità stabile della nostra personalità.

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Il 12 e 13 Ottobre, a Bologna, puoi diventare professionista della Risata e condurre sessioni in scuole, aziende, associazioni e aprire il tuo Club della Risata.

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Qual è il posto migliore per fare il pieno di ossitocina e sperimentare i suoi benefici trasformativi?

Soma: Esplora il Contatto è un evento unico che ti invita a scoprire i benefici trasformativi del contatto umano. Attraverso esperienze immersive e attività guidate, esplorerai il potere del tocco, della connessione e della presenza per promuovere il benessere fisico, emotivo e sociale.

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Quando un insegnante usa il gioco nella propria pedagogia nutre competenze cruciali come il pensiero divergente e la risoluzione creativa dei problemi, legate a una forte autostima creativa. Flessibili e aperti a nuove esperienze, evitano di rimanere ancorati a pratiche didattiche obsolete, favorendo l’apprendimento e il benessere generale.

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I giochi sul lettone sono i nostri preferiti, da Noa quando ha circa 4 anni, e  ci dedichiamo almeno un paio di sedute a settimana. Oggi riflettevo sul fatto che questi giochi negli anni sono cambiati e, nell’alambicco del gioco, abbiamo distillato tre dei suoi preferiti.

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Oggi sono davvero felice di condividere con voi un gioco che si può giocare da 2 a N persone e si gioca in simultanea e a turni, con l’obiettivo di dire la stessa parola nello stesso momento. Lo avevo scoperto grazie a un mio amico ai tempi dell’università e da allora lo conosco come “Convergenza“, anche se Bernie de Koven lo chiama “Sincretismo” e altri “1-2-3”

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